Abstract

    Sull'uso della tecnologia RFId nei processi di gestione dei beni culturali

    Esperti di vari Istituti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno preso in considerazione l’adozione della tecnologia a radiofrequenza (Radio Frequency Identification o RFID) per l’identificazione, la gestione e la catalogazione dei beni culturali. In questo lavoro si esaminano gli specifici requisiti da prevedere per l’applicazione di RFID ai beni culturali, per garantirne l’idoneità dal punto di vista della conservazione e l’integrazione in un flusso controllato e condiviso di conoscenze.

    Hanno lavorato alla stesura dell'approfondimento:

     

    E. Benes, M.L. Mancinelli*, A. Negri*, E. Plances*, E.J. Shepherd*, M. Tibuzzi

     

    con contributi di C. Cacace**, M. Coladonato**, A. Di Giovanni**, M.S. Sconci***, G. Sidoti**

     

     


    Il progetto RFID

    L’evoluzione tecnologica ha favorito l’integrazione degli elementi di conoscenza connessi alla gestione, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. L’iccd segue da tempo con particolare interesse la sperimentazione di tecnologie innovative quali l’identificazione a radiofrequenza (Radio Frequency Identification o RFID), nella convinzione che possano essere determinanti per una più puntuale e capillare gestione dei beni, operata in stretta coerenza con le attività inventariali e catalografiche.

    L’acronimo RFID indica la tecnologia che consente il riconoscimento a distanza di oggetti tramite le onde radio. I dati, memorizzati in un microchip, possono essere letti grazie a un'antenna che riceve e trasmette i segnali radio da e verso il lettore RFID, cioè un dispositivo, fisso o portatile, in grado di convertire le onde radio in un segnale digitale che può essere trasferito su un computer; il caricamento dei dati nel microchip avviene tramite computer o palmare. Il termine tag (etichetta) indica l’insieme del chip e dell’antenna, contenuti in un involucro, cartaceo o di altro materiale (detto anche packaging); nel corso di questo lavoro questi termini, italiani ed inglesi, saranno intercambiabili.

    L’Istituto ha ben presente la specificità delle problematiche gestionali delle singole realtà museali, compresa la complessa gestione dei materiali conservati nei depositi in Soprintendenze e Musei; tuttavia ha individuato in alcune esperienze già operanti sul territorio[1] elementi di particolare congruenza con il processo di catalogazione.

    L’intenzione di sviluppare questo aspetto significativo della tutela ha richiamato la partecipazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR) al progetto che l’ICCD ha iniziato a elaborare nel 2008 su incarico del Segretariato Generale, che propone l’applicazione sperimentale di tecnologie RFID nel trattamento delle informazioni connesse alla gestione dei beni. L’ISCR (M. Coladonato, G. Sidoti, A. Di Giovanni) ha collaborato in particolare alla definizione delle caratteristiche dei materiali di adesione degli involucri dei tag RFID (All. 4) e la compatibilità delle varie tipologie di tag con le opere d’arte; ha verificato inoltre l’integrazione delle informazioni nella banca-dati della Carta del Rischio (C. Cacace)[2]. Hanno anche partecipato ai lavori un consulente esperto in tecnologie RFID (E. Benes) e un funzionario storico dell’arte del Museo del Palazzo di Venezia (M.S. Sconci) che ha messo a disposizione un’articolata selezione di beni su cui condurre una delle fasi di sperimentazione, curata in particolare da una restauratrice (M. Tibuzzi) (All. 2 e 3).



    *Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD); ** Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ISCR); ***Polo Museale della Città di Roma, Palazzo di Venezia.

    [1] Un primo approccio in Ferrante, Plances, Shepherd 2007, con riferimento all’esperienza di gestione RFID dei depositi archeologici di Ostia (Shepherd, Benes 2007: http://www.ostia-antica.org/fulltext/shepherd/shepherd_RFID.pdf, con bibl.) e del patrimonio archeologico della Valle d’Aosta (Pedelì 2009, pp. 49 e ss.).

    [2] Per la Carta si rimanda a www.cartadelrischio.it


    Gli obiettivi

    La ricerca punta alla definizione dei criteri di relazione tra codice univoco di catalogazione (NCT[1]) e codice univoco di inventario attraverso il codice identificativo univoco del tag (standard ISO 15693), al fine di realizzare l’ottimizzazione dei processi di rilevazione dei dati conoscitivi. La ricerca si propone inoltre:

    • la definizione degli standard di uso;
    • la verifica dell’applicabilità della tecnologia RFID alle distinte tipologie di beni.

    Costituiscono infine ulteriori obiettivi:

    • la sperimentazione e l’individuazione della frequenza di lavoro dei microchip più idonea alle esigenze specifiche;
    • la sperimentazione di distinti packaging, adeguati ai diversi tipi di materiali costitutivi dei beni;
    • la rintracciabilità dei beni.

    In particolare l’ICCD si propone di effettuare una prima analisi delle implementazioni necessarie al sistema informativo del catalogo per una corretta interazione con la tecnologia RFID.

    Il Comando Tutela Patrimonio Culturale ha mostrato interesse a verificare la funzionalità della tecnologia indicata per le finalità di identificazione e rintracciabilità dei beni. In particolare è ritenuta importante la possibilità di acquisire in tempi rapidi i dati relativi ad oggetti successivamente al loro trafugamento; al contrario, la tecnologia RFID ad oggi non viene considerata sufficientemente idonea come strumento preventivo di contrasto alle sottrazioni illecite[2].

    Un altro ambito di particolare interesse riguarda l’utilizzo di RFID in occasione di eventi calamitosi: se correttamente applicata, infatti, questa tecnologia consente di ottenere un quadro veloce ed esauriente dei beni mobili presenti in un qualsiasi ‘contenitore’ (un palazzo, una chiesa, un deposito, ecc.), con la loro collocazione specifica nell’immobile (piano, stanza, vetrina o scatola, ecc.). Tramite l’utilizzo di questa tecnologia è possibile, con costi contenuti, gestire il posizionamento dei beni mobili all’interno di contenitori, dove per contenitori si intendono i beni immobili, nella gerarchia di edificio, piano, stanza, scaffale, ripiano ecc. fino alla teca e/o cassetta, a seconda del campo d’utilizzo. E’ possibile applicare un tag a ogni livello di questa gerarchia cosicché ogni oggetto avrà le coordinate relative al suo posizionamento.

    Queste informazioni possono essere visualizzate in una struttura gerarchica ad albero oppure in modalità grafica sulla planimetria della struttura. Ad ogni eventuale spostamento dell’oggetto sarà sufficiente ricostruirne le coordinate attraverso la lettura del/dei tag posti sul contenitore, il sistema automaticamente riposizionerà l’oggetto tenendo conto delle nuove informazioni. Un valido esempio di questo tipo di gestione è funzionante all’interno dei depositi di Ostia Antica[3].

    Questo legame tra bene mobile ed edificio che lo contiene è di interesse anche per la “Carta del Rischio” che si occupa, al momento, di individuare e georiferire sul territorio i beni culturali immobili[4]. Il processo avviene mediante l’inserimento di una serie di informazioni di base (Scheda Anagrafica) all’interno di un tracciato schedografico standardizzato, basato sui modelli dell’ICCD. A questi dati anagrafici vengono poi successivamente collegate tutte le altre informazioni di dettaglio, che vanno dall’individuazione dello stato di conservazione fino alla valutazione dei fattori di rischio (sismico, strutturale, antropico, ecc.). Al momento sono stati georiferiti all’incirca 96.000 beni immobili, e nel sistema sono presenti 4.000 schede di vulnerabilità (di cui più della metà sono su beni mobili). Nel progetto è previsto che, una volta coperto almeno il 60% dei beni georiferiti con le schede di rischio, si potrà passare all’individuazione della vulnerabilità degli oggetti contenuti negli edifici. Si considera di particolare utilità dotare i beni mobili di tag RFID e gestire tutte le informazioni anche all’interno delle schede di vulnerabilità.



    [1] Il codice univoco di catalogazione NCT (registrato nell’omonimo campo presente nei tracciati ICCD) è il codice che identifica, nel Sistema nazionale del Catalogo, ciascun bene culturale e la rispettiva scheda; tale codice è composto dalla sequenza dei valori contenuti nei sottocampi NCTR (Codice ISTAT della Regione in cui si trova il bene) NCTN (numero di otto cifre assegnato dall’ICCD a ciascuna scheda di catalogo, secondo l’ordine progressivo relativo ad una determinata Regione) e NCTS (eventuale suffisso assegnato in occasione di attività di revisione di schede pregresse). Per informazioni di dettaglio sulle modalità di assegnazione dei numeri di catalogo: http://www.iccd.beniculturali.it/index.php?it/421/assegnazione-numeri-di-catalogo.

    [2] Si veda http://www.carabinieri.it/Internet/Editoria/Carabiniere/2004/11-Dicembre/Scienze/062-00.htm. Si ringrazia il Comando Tutela Patrimonio Culturale (Cap. Gianpietro Romano, Cap. Massimo Quagliarella) per gli utili scambi di informazioni.

    [3] Cfr. nota 1.

    [4] Il SIT Carta del Rischio, messo a punto dell’Istituto Superiore per la Conservazione (già ICR) è un sistema di sperimentazione sul territorio, per la conoscenza sul rischio di danno dei beni immobili architettonici e archeologici, inserito in un sistema integrato che vede l’interoperabilità con il SIGEC dell’Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione e Beni Tutelati della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’architettura e l’Arte Contemporanea. Il SIT è un sistema di banche dati, alfanumeriche e cartografiche, in grado di esplorare, sovrapporre ed elaborare informazioni intorno ai potenziali fattori di rischio che investono il patrimonio culturale architettonico e archeologico. Per la costruzione del modello di rischio è stato adottato un approccio statistico, sulla cui base i singoli beni sono valutati come "unità" di una "popolazione statistica" di cui si mira a valutare il livello di rischio. I Fattori di Rischio sono stati suddivisi in Pericolosità Territoriale (P), ossia una funzione che indica il livello di potenziale aggressività di una data area territoriale e la (V) vulnerabilità (architettonica o archeologica) cioè la suscettibilità dei beni immobili ad essere danneggiati a seguito di un evento dannoso.


    Le fasi operative

    Il progetto si è mosso in tre fasi operative:

    1. rilevazione e valutazione delle esperienze avviate nel MiBACT;
    2. definizione del modello operativo;
    3. sperimentazione nei laboratori ISCR del packaging e dei relativi materiali adesivi, al fine di progettare e sviluppare supporti di tipo idoneo all’applicazione su vari tipi di bene culturale, con particolare attenzione all’individuazione di mezzi adesivi compatibili con i più esigenti criteri conservativi (All. 4).

    A conclusione delle tre fasi, condivise dalle aree del restauro, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, è stato possibile individuare:

    1. le potenzialità di integrazione e di incremento nel campo della conoscenza e della gestione;
    2. le modalità di uso della tecnologia nel processo di catalogazione dei beni.

    (m.l.m., a.n., e.p., e.j.s.)


    Scelta della tecnologia di radiofrequenza

    Sulla base delle caratteristiche tecniche (All. 1) e dei risultati dell’attività sperimentale si indica come opportuno in ambito museale l’uso di tag passivi (privi di batteria), in particolare quelli a 13,56 mhz di frequenza (standard ISO 15693), per una serie di motivazioni:

    -    rispondono allo standard internazionale ISO 15693 che ha come caratteristica principale l’univocità mondiale del numero identificativo del tag;

    -    sono passivi e quindi “eterni” (non hanno una batteria, che necessita di sostituzione);

    -   sono disponibili con banco di memoria riscrivibile, ad oggi di dimensioni massime pari a 10kbit;

    -   nascono con la proprietà dell’anti-collisione (diverse decine di tag possono essere lette da un'unica antenna nell’arco di un secondo);

    -    il mercato offre una vastissima tipologia di packaging per i tag, dal formato etichetta adesiva a supporti di pochi millimetri, resistenti alle alte temperature e alle condizioni ambientali più difficili (contatto con acidi, solventi, ecc.);

    -   ad oggi sono l’unica tipologia di tag per la quale le aziende costruttrici sono in grado di sostenere una produzione per milioni di pezzi in tempi accettabili;

    -   sono disponibili sul mercato diverse tipologie di reader (palmari, desktop, industriali, ecc.) in grado di soddisfare qualsiasi esigenza.


    Criteri conservativi

    Nel caso di applicazione dei tag su manufatti di interesse storico-artistico è opportuno considerarne la compatibilità. Oltre all’impiego di tag di dimensioni minime, tali da consentire un “mimetismo” estetico, è necessario verificare le eventuali interazioni del sistema tag+adesivo con le opere d’arte. Ne consegue la possibilità di indicare alcune linee metodologiche per l’applicazione e la rimozione dei tag dalle superfici dei manufatti, al fine di salvaguardare sia l’opera, sia la funzionalità del tag.

    Con queste finalità è stato avviato presso l’ISCR un progetto sperimentale in tre fasi, per i risultati del quale si rimanda all’All. 4.

     Fase sperimentale 1

    Verifica di:

    - compatibilità tra i tag a disposizione e gli adesivi;

    - compatibilità tra i tag attualmente a disposizione e i solventi degli adesivi da utilizzare;

    - prestazioni e interferenze tra i sistemi tag/adesivi e un supporto inerte (il vetro).

    Fase sperimentale 2

    Verifica delle interazioni tra alcuni sistemi tag/adesivi - selezionati attraverso la fase

    sperimentale 1 - e i provini rappresentativi delle varie tipologie di supporto artistico

     Fase sperimentale 3

    Verifica delle interazioni tra sistemi tag/adesivi - individuati nella fase sperimentale 2 - e

    oggetti reali in situ all’interno e all’aperto.


    Posizionamento del tag

    La scelta del punto ideale per il posizionamento del tag su un’opera d’arte non è operazione semplice: ogni opera d’arte è unica e una macro-classificazione per forma è praticamente impossibile. Nella pratica, si possono applicare i criteri correntemente in uso per il posizionamento delle etichette con il numero d’inventario; qualche accortezza in più è d’obbligo per quei pezzi dove normalmente l’inventario viene scritto direttamente sulla superficie, con o senza pellicola trasparente di base. A questo è particolarmente dedicata la sperimentazione effettuata al Palazzo di Venezia (All. 2). Il corpus individuato ha usufruito di dati catalografici già esistenti, riversandoli nella memoria passiva di tag con supporto diverso a seconda delle caratteristiche costitutive e delle necessità conservative dei singoli beni (All.3).

    È principio fondamentale non compromettere in alcun modo il valore delle singole opere e tenere conto della loro leggibilità formale. Dopo avere selezionato la giusta tipologia di tag, sia per dimensione sia per caratteristiche, sarà quindi necessario scegliere un punto di applicazione non visibile ma, comunque, efficace per la trasmissione di dati. È importante infatti tener presente che la lettura delle informazioni avviene attraverso un lettore (palmare o altro strumento) che deve essere avvicinato all’oggetto; pertanto la posizione del tag dovrà essere scelta in modo da permettere al lettore di ricevere le informazioni, senza che si debba toccare o movimentare in alcun modo l’oggetto.

    Il tag è un elemento che, secondo il progetto, deve corrispondere ad un bene e deve essere applicato su di esso in via permanente. È fondamentale, a tale proposito, che sia applicato sull’opera stessa e non su eventuali supporti o cornici e solo in superficie, così da poter essere individuato e raggiunto facilmente (ed eventualmente sostituito) senza danneggiare l’opera o comprometterne l’integrità. Nel caso di dipinti su tela, ad esempio, il tag dovrà essere applicato direttamente sul retro della tela e non sul telaio o sulla cornice.

    Esistono evidentemente dei casi che fanno eccezione a questa regola generale; si pensi, ad esempio, ai materiali cartacei (fogli con disegni o fotografie) o a stoffe particolarmente delicate, per i quali sarà inevitabile collocare il tag in posizione più vicina possibile all’oggetto (per le carte: sul passepartout[1]; per le stoffe: cartellino collegato da filo a una parte solida della trama). Il progredire delle soluzioni tecnologiche al problema dei supporti potrà in futuro risolvere anche questi casi.

    Dalle misurazioni eseguite durante la sperimentazione si è evidenziato che ceramiche, vetri, cristalli, dipinti su tela o tavola, avori, marmi e legni non disturbano le frequenze del tag, mentre nel caso dei metalli si sono rilevati problemi di trasmissione che non possono essere ignorati.

    Il segnale non riesce a passare attraverso il metallo (di qualsiasi tipo), tanto da impedire la corretta lettura dei dati. In questo caso, quindi, la scelta del tag e del suo posizionamento è più delicata. Si dovrà usare un packaging specifico e curare una collocazione che non disturbi la corretta lettura dell’oggetto e che contemporaneamente possa essere raggiunto direttamente dal lettore senza dover toccare l’oggetto stesso. Sarà necessario valutare con la dovuta attenzione caso per caso, osservare l’opera e scegliere la posizione sfruttando ad esempio la superficie interna nel caso di forme aperte (coppe, bicchieri,…), i sottosquadri o le pieghe nascoste (bassorilievi, sculture, …) o anche il retro dei superfici di sostegno (candelabri, orologi,…). Per quanto riguarda le opere che contengono al loro interno elementi in metallo, come strutture di sostegno, chiodi o perni, sarà necessario posizionare il tag lontano da questi elementi (sono sufficienti pochi millimetri).

    Per i tessuti dovranno essere utilizzati particolari tipi di tag che possano essere cuciti, come delle etichette, o inseriti nella trama del tessuto, nelle pieghe e negli orli.

    Solo in casi particolari, qualora non fosse in alcun modo possibile posizionare il tag in modo che sia leggibile direttamente, è preferibile scegliere una collocazione nascosta, magari implicante lo spostamento dell’opera per la lettura, piuttosto che un punto più accessibile ma che ne comprometta la leggibilità formale.

     

    criteri di massima per il posizionamento del tag

    -      conservare l’integrità formale e storica dell’opera

    -      conservare la leggibilità formale dell’opera

    -      permettere la raggiungibilità del tag con il lettore senza dover toccare l’opera

    -      applicare il tag sulla superficie

    -      applicare il tag in un punto raggiungibile per eventuali modifiche o sostituzioni

    -      applicare il tag direttamente sull’opera, non su supporti o cornici

    -      prima dell’applicazione, controllare la corretta trasmissione di dati dal punto scelto (specie per i materiali metallici)

    -      applicare il tag lontano da elementi metallici (chiodi, strutture di sostegno, perni, …)

    -      applicare il tag, nel caso di oggetti metallici, in un punto direttamente raggiungibile dal lettore

     

    (e.b., m.t.)



    [1] É la soluzione adottata dal Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, per la collezione di disegni di Rembrandt (The art of tracking masterpieces, RFID journal, 17-6-2002, http://www.RFIDjournal.com/articles/view?195/). 


    Criteri d’uso del tag in riferimento ai processi della conoscenza

    In questo paragrafo si definisce il flusso delle operazioni necessarie a gestire le informazioni da inserire all’interno della memoria del tag per evidenziarne la funzione relazionale, in particolare il processo connesso all’inventariazione e alla catalogazione del bene.


    Processi operativi relativi al singolo bene culturale

    Il tag sarà scelto in base al tipo del materiale, alla forma dell’oggetto e alle indicazioni di posizionamento sopra esposte. Tuttavia, un tag può essere applicato anche al contenitore dei beni, dall’edificio fino alla eventuale scatola, in modo da poter immettere nel sistema conoscitivo anche insiemi di oggetti relazionati (per esempio, nella gestione dei depositi).

    Nel tag possono essere archiviate informazioni di sintesi sul bene culturale individuato, ottenendo una “identificazione elettronica” che consente di collegarsi ai sistemi informatici disponibili, ottenendo dati più approfonditi e di dettaglio. Oltre all’identificativo univoco del tag, già presente e normato dallo standard ISO 15693, possono essere registrati i codici assegnati nell’ambito del processo di conoscenza e gestione del bene culturale (ad es. il codice univoco NCT, assegnato dall’ICCD nel sistema nazionale di catalogazione, e l’inventario patrimoniale).

    L’interazione con il Sistema Informativo Generale del Catalogo (SIGECweb)[1], o con altre banche dati, sarà condizionata dalla tipologia e dalla quantità dei dati da gestire, oltre che dagli strumenti a disposizione nelle varie situazioni di uso (ad es. la connettività verso internet).

    Il set minimo di dati, da aggiungere alla memoria del tag attraverso il palmare RFID e il software specifico, è definito in relazione alla necessità di dare stabilità e univocità alle informazioni contenute nell’etichetta elettronica.

    set minimo di dati

    descrizione

    acronimi iccd

    lunghezza campo

    obbligatorietà

    Codice univoco di catalogazione[1]

    NCTR + NCTN

    + eventuale NCTS

    2 + 8

    + 2

    Codice di inventario patrimoniale (numerico/alfanumerico)

    INPC[2]

    25

     

    Attraverso la relazione tra i due codici inseriti e il codice identificativo già presente nel tag sarà possibile recuperare qualsiasi informazione registrata nelle varie banche dati in cui il bene è censito[1].

    In riferimento ad un bene culturale su cui apporre un dispositivo RFID, in ambiti già normalizzati secondo gli standard nazionali, si possono presentare, a titolo esemplificativo, i seguenti casi con le conseguenti operazioni da effettuare.

     

    Flusso procedurale su bene privo di tag

     

    stato dell‘arte

     

    operazioni individuate

     

    per inventariare

     

    per catalogare

     

    applicazione del tag

    per l’inserimento dei dati nel tag

    il bene

    - non è inventariato

    - non è catalogato

     

    inventariare, catalogare apporre il tag

    registrare il set minimo di dati richiesti per l’inventariazione patrimoniale (che comprende dati utili per la catalogazione)

    registrare il set minimo di dati richiesti per la catalogazione

    (che comprende dati utili per l’inventariazione)

    posizionare il tag nel rispetto dell’integrità e leggibilità del bene culturale

    (fare riferimento alle indicazioni metodologiche per l’applicazione del tag)

    riversare i dati nel tag:

    -codice inventario

    -codice univoco di catalogazione (NCT)

    il bene

    - è inventariato

    - non è catalogato

     

     

    catalogare apporre il tag

     

    registrare il set minimo di dati richiesti per la catalogazione utilizzando i dati già acquisiti per l’inventariazione patrimoniale e integrando le informazioni mancanti

     

    posizionare il tag nel rispetto dell’integrità e leggibilità del bene culturale

    (fare riferimento alle indicazioni metodologiche per l’applicazione del tag)

    riversare nel tag:

    -codice inventario

    -codice univoco di catalogazione (NCT)

    il bene

    - è catalogato

    - non è inventariato

    inventariare apporre il tag

    registrare il set minimo di dati richiesti per la inventariazione patrimoniale utilizzando i dati già acquisiti per la catalogazione e integrando le informazioni mancanti

     

    posizionare il tag nel rispetto dell’integrità e leggibilità del bene culturale

    (fare riferimento alle indicazioni metodologiche per l’applicazione del tag)

    riversare nel tag:

    -codice inventario

    -codice univoco di catalogazione (NCT)

    il bene

    - è inventariato

    - è catalogato

    riversare i dati apporre il tag

     

     

    posizionare il tag nel rispetto dell’integrità e leggibilità del bene culturale

    (fare riferimento alle indicazioni metodologiche per l’applicazione del tag)

    riversare nel tag:

    -codice inventario

    -codice univoco di catalogazione (NCT)

     

     

    flusso procedurale su bene già dotato di tag

     

    Stato dell‘arte

     

    Operazioni individuate

     

    Per inventariare

     

    Per catalogare

     

    Applicazione del tag

    Per l’inserimento dei dati nel tag

    Il bene

    - non è inventariato

    - non è catalogato

    inventariare

    catalogare

    registrare il set minimo di dati richiesti per l’inventariazione patrimoniale

     (che comprende dati utili per la catalogazione)

    registrare il set minimo di dati per la catalogazione (che comprende dati utili per l’inventariazione)

     

    riversare nel tag:

    -codice inventario

    -codice univoco di catalogazione (NCT)

     Il bene

    - è inventariato

    - non è catalogato

    catalogare

     

    registrare il set minimo di dati richiesti per la catalogazione utilizzando i dati già acquisiti per l’inventariazione patrimoniale e integrando le informazioni mancanti

     

     

    aggiornare i dati nel tag aggiungendo il codice univoco di catalogazione (NCT)

    Il bene

    - è catalogato

    - non è inventariato

    inventariare

    registrare il set minimo di dati richiesti per la inventariazione patrimoniale utilizzando i dati già acquisiti per la catalogazione e integrando le informazioni mancanti

     

     

     

    aggiornare i dati nel tag aggiungendo il codice inventario



    [1] Il codice univoco di catalogazione corrisponde al codice NCT, codice univoco nazionale che individua ciascun bene nel catalogo generale dei beni gestito dall’ICCD.



    [1] Cfr. nota 4.

    [2] Questo specifico campo per la registrazione del codice di inventario patrimoniale è previsto nella versione aggiornata 4.00 delle normative per la catalogazione, attualmente in fase di sperimentazione e consultabile sul sito istituzionale dell’ICCD: http://www.iccd.beniculturali.it/index.php?it/211/sperimentazione-normative.


    Trasferimento dei dati nel SIGECweb

    Per consentire l’ingresso nel flusso incrementale di conoscenza anche di dati minimi di censimento del bene, l’ICCD ha elaborato il MODI-Modulo informativo[1], un modello per l’acquisizione speditiva di dati. Questo modulo rappresenta lo snodo metodologico per gestire le informazioni essenziali sul bene, che sono esito di processi gestionali diversi; il MODI, unitamente all’identificativo del tag, garantisce l’associazione univoca dei dati conoscitivi al bene stesso.

    A seconda delle situazioni è necessario verificare quali informazioni sono disponibili per:

    -      effettuare il solo censimento;

    -      effettuare l’inventariazione patrimoniale;

    -      redigere una scheda di catalogo (nel rispetto degli standard ICCD).

    Ove si disponga di un set minimo di voci, utili per il solo censimento del bene, queste verranno registrate nel MODI / Modulo informativo ed archiviate in un’apposita area di lavoro del sistema, dove rimarranno in attesa di ricevere le informazioni mancanti per l’attribuzione del codice univoco nazionale NCT. Attraverso l’aggancio all’identificativo univoco del tag, registrato nel MODI, le informazioni di censimento alimenteranno il flusso di conoscenza sul bene.

    Per l’inventariazione patrimoniale sarà sufficiente compilare le voci obbligatorie del registro inventariale, previste in MODI; le informazioni verranno archiviate nel sistema, in attesa di completamento per l’attribuzione del codice NCT.

    Nel caso della catalogazione conforme agli standard ministeriali basterà inserire, tra i dati di sintesi trasferiti sul tag, il codice univoco nazionale NCT: collegandosi al SIGECweb questo codice consentirà la consultazione di tutte le informazioni archiviate per la catalogazione del bene.

    Inoltre sarebbe auspicabile far inserire un campo codice RFID relativo all’edificio contente i beni opere d’arte identificati, all’interno delle schede relative a sistemi interoperabili con SIGECweb ad esempio il sistema informativo territoriale (SIT) della carta rischio.

     (m.l.m., e.p.)



    [1] Il MODI è attualmente in fase di sperimentazione ed è consultabile sul sito istituzionale dell’ICCD: http://www.iccd.beniculturali.it/index.php?it/211/sperimentazione-normative.


    Flusso per la gestione integrata delle informazioni sui beni

    Il flusso immaginato si configura come un sistema a più livelli. L’apposizione del tag RFID al bene, e la successiva catalogazione e inventariazione secondo standard metodologici (scheda di catalogo e modulo informativo MODI nei quali viene riportato l’ID del tag) consentono il dialogo con tutte le applicazioni sviluppate dagli enti che gestiscono dati catalografici o che siano comunque detentori di conoscenze relative ai beni, in particolare con il Sistema Nazionale del Catalogo. Il lettore RFID entra infatti in comunicazione con tutti i sistemi nei quali siano rispettate le regole di dialogo, ottenendo tramite l’ID del tag (associato al numero di catalogo o al numero di inventario), tutte le informazioni disponibili sul bene.

    (a.n.)


    Inventariazione patrimoniale/ catalogazione-livello inventariale

    L’uso del tag secondo la procedura proposta è utile perché consente di standardizzare il set informativo, rendendo possibile l’integrazione dei dati dell’inventariazione patrimoniale nel processo di catalogazione e viceversa. Tenuto conto che ogni tag è contraddistinto da un codice univoco, l’interazione tra inventario e catalogo potrebbe realizzarsi anche solo inserendo il codice del tag in un campo specifico della scheda di catalogo o dell’inventario[1].



    [1] Tale campo, non previsto negli standard ICCD attualmente in uso, è stato previsto dalla circolare DG-Ant 26/2012 ed è presente nella versione aggiornata dei tracciati per la catalogazione (versione 4.00, attualmente in sperimentazione), che costituisce la base di riferimento per le future normative: http://www.iccd.beniculturali.it/index.php?it/211/sperimentazione-normative.


    Ulteriori applicazioni

    RFID trova utile applicazione anche nel caso di insiemi molto consistenti di beni, situazione abitualmente riscontrata in archivi e depositi dove l’aspetto gestionale è particolarmente critico[1]. In questi casi l’uso della tecnologia in esame consente di immettere nel processo della conoscenza tutta una serie di dati, anche molto diversi tra loro, derivanti dal flusso amministrativo/operativo sui beni.



    [1] In particolare per i depositi archeologici; un chiaro quadro della situazione è stato offerto dalla giornata di studi Dopo lo scavo. La gestione dei materiali di scavo, 15 marzo 2006, a cura dell’École Française de Rome in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Roma e la Sovraintendenza Comunale ai Beni Culturali.


    Gestione dei depositi

    Per la gestione dei depositi è necessario in primo luogo definire una gerarchia nella loro organizzazione fisica, dal macro al micro contenitore. Con l’applicazione del tag all’infrastruttura nella sua articolazione (sede, piano, stanza, scaffale, ripiano) e l’uso di varchi di rilevazione si automatizzano le attività di movimentazione interna e di ingresso e uscita dei beni. Si acquisiscono così dinamicamente informazioni per il sistema di gestione, qualsiasi esso sia; si recuperano poi, sul fronte della catalogazione, dati utili per la localizzazione specifica registrata nelle schede di catalogo (campo LDC delle schede per i beni mobili[1]), e per le ricerche in fase di consultazione. Si assicura così l’aggiornamento dei dati sulla precisa collocazione dei beni, aspetto di particolare rilievo per la gestione della loro movimentazione. Il grande vantaggio dell’uso della tecnologia RFID consiste nel superamento della difficoltà, sempre constatata, di registrare in modo immediato e dinamico gli spostamenti subiti dai beni[2].

     



    [1] Si tratta dell’insieme di informazioni specifiche relative al luogo/all’immobile dove si trova il bene (convenzionalmente definito ‘contenitore fisico’: architettura, monumento, spazio territoriale, ecc.) e all’istituzione che lo conserva (convenzionalmente definita ‘contenitore giuridico’: museo, galleria, pinacoteca, raccolta privata, ecc.).

    [2] Un’applicazione della tecnologia RFID ai depositi è stata realizzata a partire dal 2002 a Ostia Antica; v. la bibliografia specifica cit. a nota 1.


    Interconnessione con altre banche dati

    L’inserimento dei profili di accesso (URL utente e password) a singole banche dati (per es. SIGEC, Carta del Rischio, Beni tutelati, Sistemi regionali, ecc. ) nella memoria del tag consente, tramite l’uso di un palmare collegato a internet, di accedere direttamente a tutte le informazioni relative al bene dotato.

    Un esempio applicativo è stato sperimentato dall’ICCD e presentato all’incontro internazionale LuBeC del 2009[1]. In sintesi, si è reso possibile consultare attraverso un palmare alcune banche dati contenenti informazioni relative ai beni[2]. Il sistema sperimentato in quell’occasione era composto da tag (applicati su beni e/o contenitori), palmare + reader RFID e server, che hanno consentito di:

    • identificare l’oggetto/il contenitore visualizzando un set minimo di informazioni;
    • collegarsi a banche dati del Ministero, in particolare quelle del Sistema informativo Generale del Catalogo-SIGECweb e della Carta del Rischio;
    • evidenziare la localizzazione dell’oggetto nell’infrastruttura dell’ente (ad esempio sede – piano – scaffale – ripiano);
    • proporre un’interfaccia di fruizione che espone sul palmare informazioni di carattere descrittivo multimediale.

    Attraverso la lettura del codice univoco di cui è dotato ciascun tag si è in grado di risalire alle informazioni sul bene, consentendone quindi la condivisione.



    [1] Lu.Be.C. – Lucca Beni Culturali e Lu.Be.C. Digital Technology. Lucca 22 – 23 ottobre 2009http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Fiere/Anno-corrente/visualizza_asset.html_1356632173.html

     


    Valorizzazione e divulgazione delle informazioni

    Un’ulteriore applicazione della tecnologia RFID è, nell’ambito della diffusione e valorizzazione delle conoscenze sul patrimonio culturale, la possibilità di ricevere informazioni multimediali sull’oggetto di interesse. Infatti, anche i moderni sistemi di divulgazione (percorsi multimediali, audioguide, ecc.) hanno come base la tecnologia RFID. Scegliendo la stessa frequenza di lavoro corrispondente allo standard ISO 15693 si viene a dotare il bene di un tag in grado di rispondere anche a questi ulteriori obiettivi.

    In conclusione, questa sperimentazione ha dimostrato che la tecnologia RFID è particolarmente versatile, poiché offre l’opportunità di rispondere a una serie di esigenze sentite, legate alla conoscenza e alla divulgazione culturale. Il costo dell’acquisto dei componenti del sistema viene ottimizzato dalla quantità di benefici che ne derivano.

    La versatilità della tecnologia consente di ammortizzarne i costi relativi all’acquisto dei tag (parliamo di milioni di pezzi) e degli strumenti di lettura/scrittura necessari “spalmandoli” su più funzionalità operative, lo stesso tag può servire per la gestione inventariale (depositi), la catalogazione, per la gestione della movimentazione del bene (mostre, esposizioni) e per la fruizione al pubblico tramite guide multimediali.

    C’è anche da considerare l’opportunità, vista la grande quantità di hardware necessario al progetto, di orientare i grandi produttori di tag nel realizzare un transponder specifico che racchiuda tutte le caratteristiche descritte nel presente documento al fine di avere un unico tag valido per tutte le condizioni di lavoro sopra descritte.

    Indubbiamente questo sarebbe il più importante progetto legato alla tecnologia RFID in Italia ma anche a livello europeo un’opportunità in grado di proiettare il mondo dei Beni Culturali verso opportunità ad oggi inesplorate.

    (e.b., m.l.m., a.n., e.p., e.j.s.)


    Bibliografia

    Cavallo, Ferrante, Negri, Plances, Shepherd 2009

    M.L. Cavallo, F. Ferrante, A. Negri, E. Plances, E.J. Shepherd, Tecnologie RFId per l’interazione dei Sistemi informativi nel settore dei beni culturali, in “MiBAC. Innovazione e tecnologia: le nuove frontiere del MiBAC”, Lu.Be.C. Digital Technology, Lucca, 22-23 ottobre 2009, pp. 7-8

     Ferrante, Plances, Shepherd 2007

    F. Ferrante, E. Plances, E.J. Shepherd, Nuove tecnologie per la gestione dei depositi di beni culturali: l’esperienza della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Ostia, in “MiBAC. Ripensare i processi per migliorare i servizi”, in Forum P.A. 18a mostra convegno dei servizi ai cittadini e alle imprese, Roma, 2007, pp. 10-12

     Pedelì 2009

    C. Pedelì, ArcheoTRAC: una web application opensource per la gestione ordinaria del patrimonio archeologico, in L. Bestini, T. Federici, A. Montemaggio, P. Spagnoletti (a c.), OSPA ’09. Open Source nella Pubblica Amministrazione, Roma, 2009, pp. 49-57

     Shepherd, Benes 2007

    E.J. Shepherd, E. Benes, Enterprise Application Integration (EAI) e Beni Culturali: un'esperienza di gestione informatizzata assistita dalla radiofrequenza (RFId), Archeologia e Calcolatori 18, 2007, pp. 293-303

     


    Allegato 1 - Scheda tecnica

    Allegato 1 - Scheda tecnica

     

    LF  125khz – 134khz  (BASSA FREQUENZA) - CARATTERISTICHE

    Accoppiamento

    Induttivo (magnetico)

    Raggio Operativo

    Per transponders passivi varia dal "contatto" fino ai 90 centimetri, in relazione al lettore e dalla forma e dimensioni delle antenne. Nei sistemi con transponders attivi si possono superare facilmente i 2 metri.

    Capacità lettura/scrittura

    Disponibili transponders sia R/O che R/W

    Capacità trasporto dati

    Da transponders R/O a bassa capacità (64 bits) a transponders R/W con capacità fino a 2 Kbits.

    Velocità trasf. dati

    Bassa velocità di trasferimento, generalmente da 200 bits/sec. fino a 1 Kbits/sec.

    Tempo di lettura

    Dipendente dalla quantità di dati da trasferire e dalla velocità di trasmissione attiva. Per un transponder da 96 bit a 1 Kbits/sec. occorrono circa 0,10 secondi per la lettura.

    Letture multiple

    Sono disponibili transponders sia per letture singole che con meccanismi di anti-collisione.

    Formati

    Sono disponibili in diversi formati e package, dalle capsule in vetro ai boli ceramici per la tracciabilità animale, dalle etichette ai dischi "rinforzati" per l'identificazione dei prodotti o di mezzi meccanici (treni, macchine, etc.).

    Standard

    Questa classe di frequenze si riferisce agli standard ISO 11784/85 e ISO 14223.

    Applicazioni

    Generalmente utilizzata per la rintracciabilità animale, il controllo accessi, l'identificazione di veicoli, treni o container, immobilizer per auto, lavanderie, etc.

    Note

    La comunicazione attraverso liquidi e/o tessuti organici non è ridotta significativamente. I transponders sono particolarmente sensibili all'orientamento.

     

     

    HF 13,56mhz (ALTA FREQUENZA) - CARATTERISTICHE

    Accoppiamento

    Induttivo (magnetico)

    Raggio Operativo

    Generalmente passivi, hanno un raggio di azione che varia da pochi centimetri fino a 1,2 metri. La distanza di lettura dipende dal reader e dalle sue antenne, ma anche dall'antenna del transponder.

    Capacità lettura/scrittura

    Disponibili transponders sia R/O che R/W

    Capacità trasporto dati

    Genericamente R/W con capacità da 64 bits fino a qualche decina di Kbits (5kbits). Hanno un codice UID impostato durante la produzione che può essere letto solo R/O.

    Velocità trasf. dati

    Generalmente circa 25 Kbits/sec.

    Tempo di lettura

    Strettamente dipendente dalla quantità di dati da trasferire a dalla velocità di trasmissione impostata. Per 25 Kbits/sec sono necessari 0,02 secondi per leggere 512 bits.

    Letture multiple

    Sono sempre forniti con meccanismo anti-collisione per un massimale in lettura di 20-30 transponders dipendentemente dal software impostato e dalla caratteristiche delle antenne del lettore.

    Formati

    Sono prodotti in una vastissima varietà e possono aderire praticamente ovunque e per qualsiasi applicazione. Il formato più comune è la "smart label" dove etichetta e transponder sono integrate.

    Standard

    Questa classe di frequenze si riferisce agli standard ISO 18000-3, ISO 14443 A/B e ISO 15693.

    Applicazioni

    Servizi logistici, ticketing, bagagli, tracciabilità, controllo produzione, etc.

    Note

    Sono moderatamente sensibili a liquidi, e a tessuti organici.

     

     

    UHF 868mhz (ULTRA FREQUENZA) - CARATTERISTICHE

    Accoppiamento

    Elettromagnetico

    Raggio Operativo

    Generalmente i transponders UHF sono impiegati in forma passiva ed operano in intervalli da 2 a 6 metri in modalità lettura dipendentemente dalla configurazione del sistema; quelli attivi arrivano anche a 100 metri. Il raggio operativo è influenzato dalle regolamentazioni di potenza. In Italia attualmente tale tecnologia è vietata se non espressamente autorizzata dal ministero competente.

    Capacità lettura/scrittura

    Disponibili transponders sia R/O che R/W

    Capacità trasporto dati

    Genericamente R/W con capacità da 64 bits fino a qualche decina di Kbits. Hanno un codice UID impostato durante la produzione che può essere letto solo R/O.

    Velocità trasferimento dati

    Generalmente circa 28 Kbits/sec. ma cominciano ad essere commercializzati dispositivi con 100 Kbits/sec.

    Tempo di lettura

    Strettamente dipendente dalla quantità di dati da trasferire a dalla velocità di trasmissione impostata. Per 28 Kbits/sec sono necessari 0,02 secondi per leggere 512 bits.

    Letture multiple

    Sono sempre forniti con meccanismo anti-collisione per un massimale in lettura di circa 100 transponders contemporanei, dipendentemente dal software impostato e dalla caratteristiche del lettore e delle antenne.
    Le nuove specifiche EPC Class1/Gen2 consentiranno una lettura di circa 100-1500 transponders/sec.

    Formati

    Sono prodotti in una grande varietà e possono essere applicati anche a unità metalliche. Il formato più comune è la "smart label" dove etichetta e transponder sono integrate.

    Standard

    Questa classe di frequenze si riferisce agli standard EPC Class0, Class1, Class1/ Gen2 e ISO 18000-6.

    Applicazioni

    Tracciabilità degli assets, logistica della filiera e di fornitura, etc.

    Note

    Le prestazioni sono notevolmente ridotte in presenza di metalli, liquidi, tessuti organici ed umidità.

     

     

    MICROWAVE 2,45Ghz (MICRO ONDE) - CARATTERISTICHE

    Accoppiamento

    Elettromagnetico

    Raggio Operativo

    Da 2 a 6 metri per tag passivi possono raggiungere i 50-70 metri se attivi.

    Capacità lettura/scrittura

    Disponibili transponders sia R/O che R/W

    Capacità trasporto dati

    Genericamente la capacità di memoria và da 128 bits fino ad alcuni Kbits.

    Velocità trasf. dati

    Possono arrivare anche ad 1 Mbits/sec. con particolari dispositivi. Generalmente hanno una velocità di trasmissione intorno ai 100-250 Kbits/sec.

    Tempo di lettura

    Dipende molto dalla quantità di dati da trasferire e dalla velocità di trasmissione. Per esempio a 100 Kbits/sec. sono utili 0,03 secondi per leggere 32 Kbits. Bastano solo 0,05 secondi per leggere alcune decine di transponders da 128 bits.

    Letture multiple

    Sono disponibili sia dispositivi a letture singole che in anti-collisione.

    Formati

    Sono disponibili diversi formati in relazione alle esigenze più comuni, compresa l'applicabilità a metalli.

    Standard

    Questa classe di frequenze si riferisce allo standard ISO 18000-4.

    Applicazioni

    Indispensabili quando la lettura deve essere eseguita su oggetti in movimento estremamente veloci (un esempio è il telepass sulle autostrade italiane). Tipicamente le applicazioni sono il pagamento dei pedaggi, il controllo accessi e la logistica autoveicolare.

    Note

    Le prestazioni sono ridotte in presenza di liquidi, metalli, tessuti organici e umidità.

     


    Allegato 2 - Esperienza Museo nazionale del Palazzo di Venezia: Posizionamento del tag

     “L’esistenza stessa del museo si giustifica per l’intento di promuovere la conoscenza delle sue collezioni, la cui conservazione costituisce inevitabilmente una conditio sine qua non. L’obiettivo della conservazione è anche quello di mettere le opere a disposizione del pubblico”.

    (“Cura e gestione delle collezioni” A. M. Lega, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, ed. Phase, 2005)

     

    L’uso della tecnologia RFID nel campo dell’arte è sicuramente innovativa e apre molti campi di applicazione che vanno dalla gestione delle collezioni alla fruibilità delle opere da parte del pubblico.

    Questo tipo di tecnologia può essere particolarmente utile nella gestione delle opere all’interno di un museo: la registrazione di dati opportuni nel tag e il collegamento delle informazioni sul palmare con la rete inventariale del museo  può consentire in tempo reale di conoscere il numero esatto degli oggetti esposti, quelli nei depositi, quelli nei depositi temporanei, in prestito o in restauro e di aggiornare la scheda dell’opera. Attraverso il palmare sarà possibile aggiornare rapidamente le informazioni relative alle opere ed avere, quindi, un collegamento sempre attivo tra opera e scheda.

    La presenza del tag sull’opera dovrebbe, inoltre, avere un ruolo dissuasivo nel caso di furti. A meno che i furti stessi non siano effettuati da esperti in grado di individuare e rimuovere il tag senza arrecare danni permanenti all’opera che potrebbero influire sul suo valore storico ed economico. In caso di ritrovamento di opere rubate, il tag (qualora non rimosso) permetterebbe, inoltre, di rintracciare velocemente dati sull’opera stessa e sulla sua provenienza.

    Può essere molto interessante considerare anche l’utilizzo di questa tecnologia per la fruibilità delle opere da parte del pubblico. Se i visitatori fossero dotati di un lettore sarebbe possibile, direttamente dalla sala del museo, accedere a informazioni storiche sulle opere registrate nei tag e, attraverso link con informazioni selezionate reperibili dalla rete, osservare il luogo del ritrovamento e gli scavi, ottenere notizie storiche, confronti con altre opere, libri e opinioni critiche.

    Si deve, tuttavia, tenere conto che applicare in via permanente o semipermanente un oggetto, anche se microscopico, su un’opera d’arte è, senza dubbio, un’operazione delicata che va affrontata con “coscienza” valutando caso per caso, riducendo l’impatto dell’intervento al minimo e senza violare il valore dell’opera stessa.

     

    Posizione dei tag

     

    La scelta del punto ideale per il posizionamento del tag su un’opera d’arte non è un’operazione semplice: ogni opera d’arte è unica e risulta impossibile una classificazione per forma. Possono però essere applicati i normali principi fino ad ora seguiti per il posizionamento delle etichette con il numero d’inventario.

    È fondamentale non compromettere in alcun modo il valore delle singole opere e tenere conto della loro leggibilità formale. Dopo avere selezionato la giusta tipologia di tag, sia per dimensione sia per caratteristiche, sarà quindi necessario scegliere un punto di applicazione non visibile ma, comunque, efficace per la trasmissione di dati. È importante tener presente che la lettura delle informazioni avviene attraverso un palmare o penna che deve essere avvicinato all’oggetto, quindi la posizione del tag dovrà essere scelta per permettere al lettore di ricevere le informazioni senza toccare in nessun modo l’oggetto o doverlo spostare, alzare o ruotare.

    Il tag è un elemento che, secondo il progetto, deve corrispondere ad un'unica opera (ogni tag corrisponde ad un solo oggetto) e deve essere applicato su di essa in via permanente o semipermanente. È fondamentale a tal proposito che venga applicato sull’opera stessa e non su eventuali supporti o cornici e solo in superficie così da poter essere individuato e raggiunto facilmente, ed eventualmente sostituito, senza danneggiare l’opera o comprometterne l’integrità. Nel caso di dipinti su tela, ad esempio, il tag dovrà essere applicato direttamente sul retro della tela e non sul telaio o sulla cornice.

    Dalle misurazioni eseguite durante la sperimentazione si è evidenziato che ceramiche, vetri, cristalli, dipinti su tela o tavola, avori, marmi e legni non disturbano le frequenze del tag, mentre nel caso dei metalli si sono rilevati problemi di trasmissione che non possono essere ignorati.

    Il segnale non riesce a passare attraverso il metallo (di qualsiasi tipo) tanto da non permettere una corretta lettura dei dati, e questo implica che il tag deve essere posizionato in un punto che permetta la lettura diretta con il lettore. In questo caso, quindi, la scelta della posizione è più delicata, il tag dovrà essere posizionato in un punto che non disturbi la corretta lettura dell’oggetto e che contemporaneamente possa essere raggiunto direttamente dal lettore senza dover toccare l’oggetto stesso. Sarà necessario valutare con la dovuta attenzione caso per caso, osservare l’opera e scegliere la posizione sfruttando ad esempio la superficie interna nel caso di forme aperte (ad esempio coppe, bicchieri,…), i sottosquadri o le pieghe nascoste (bassorilievi, sculture, …) o anche il retro dei piedi di sostegno (candelabri, orologi,…).

    Per quanto riguarda le opere che contengono al loro interno elementi in metallo, come strutture di sostegno, chiodi o perni, sarà necessario posizionare il tag lontano da questi elementi che possono compromettere la trasmissione del segnale.

    Per i tessuti dovranno essere utilizzati particolari tipi di tag che possano essere cuciti, come delle etichette, o inseriti nella trama del tessuto, nelle pieghe e negli orli.

    In casi particolari, qualora non fosse in alcun modo possibile posizionare il tag in modo da essere direttamente leggibile, è preferibile scegliere una posizione nascosta che implichi lo spostamento dell’opera per la lettura, piuttosto che il posizionamento in un punto più accessibile ma che possa compromettere la leggibilità formale dell’opera stessa.

     

    Criteri di massima per il posizionamento del tag:

     

    -      conservare l’integrità formale e storica dell’opera

    -      conservare la leggibilità formale dell’opera

    -      permettere la raggiungibilità del tag con il lettore senza dover toccare l’opera (salvo casi particolari)

    -      applicare il tag a livello superficiale

    -      applicare il tag in un punto raggiungibile per eventuali modifiche o sostituzioni

    -      applicare il tag sull’opera e non su supporti o cornici

    -      controllare prima dell’applicazione la corretta trasmissione di dati dal punto scelto (soprattutto nel caso di materiali metallici)

    -      applicare il tag lontano da elementi metallici (chiodi, strutture di sostegno, perni, …)

    -      applicare il tag, nel caso di oggetti metallici, in un punto direttamente raggiungibile dal lettore

     

     “L'opera d'arte deve essere goduta nella sua integrità”.

    "Il restauro deve mirare al ristabilimento dell’unità potenziale dell'opera d'arte, purché ciò sia possibile senza commettere un falso artistico o un falso storico, senza cancellare ogni traccia del passaggio dell'opera d'arte nel tempo".

     (Cesare Brandi)

    Il tag trova nel campo dell’arte sicuramente un’applicazione utile. Il tag è un contenitore d’informazioni facilmente gestibile legato in modo univoco all’opera d’arte stessa. La presenza di informazioni direttamente sull’opera velocizza il collegamento opera-scheda e permette agli addetti ai lavori di apprendere più velocemente i riferimenti alle schede, ai restauri, ai prestiti e ai depositi temporanei. Il tag, inoltre, può consentire al pubblico di ricevere informazioni e approfondimenti con un sistema interattivo e attraente. L’utilità dei tag, data anche la versatilità d’uso, è senza dubbio confermata, il problema è invece nell’applicazione di quest’oggetto sull’opera. I suggerimenti per il posizionamento devono essere adattati alle singole realtà con “coscienza” tenendo presente che ogni opera è parte del patrimonio storico del territorio e deve poter essere ammirata nella sua integrità. L’applicazione del tag deve seguire i principi base del restauro e deve, quindi, essere un’operazione decisamente poco invasiva nell’intento di conservare la completa leggibilità storica e artistica dell’opera senza comprometterne in modo irreversibile la struttura.

    In allegato l'elenco delle opere prese in esame.


    Allegato 3 - Esperienza Museo nazionale del Palazzo di Venezia: tabelle ed elenchi

    Tabella 1
    Verifica lettura del tag rispetto al tipo, al reader e all'applicazione.
    Reperto: Piatto
    Posizionamento ideale del tag: verso del piatto centrale.

    Inventario Materiale Produttore Frequenza Tipo Tag Tipo Reader Risultato lettura Distanza di lettura Applicazione Tag
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Lab-Id 13,56 lin600-pill CF ok 10mm appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Lab-Id 13,56 lin600-pill CF ok 5mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Lab-Id 13,56 lin600-pill Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Lab-Id 13,56 lin600-pill Pen-Usb 3000 ok contatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 Label 1836-special CF ok 10mm appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 Label 1836-special Pen-Usb 3000 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 Label 1836-special Pen-Usb 3001 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 minitag special 2k Pen-Usb 3002 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13:56 minitag special 2k Pen-Usb 3003 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D6.7 tag special Pen-Usb 3003 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D6.7 tag special Pen-Usb 3003 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D14-tag 16k-c Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D14-tag 16k-c Pen-Usb 3000 ok contatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D4-tag 16k Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Microsensys 13,56 D4-tag 16k Pen-Usb 3000 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Sokymat 13,56 Sakymar 161 Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Sokymat 13,56 Sakymar 161 Pen-Usb 3000 ok contatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Sokymat 13,56 Sakymar 161 CF ok 20mm appoggiato al centro
    PV1355PO43 Terracotta smaltata / verde ramina giallo arancio cobalto e manganese Sokymat 13,56 Sakymar 161 CF ok 10mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Lab-Id 13,56 lin600-pill CF ok 10mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Lab-Id 13,56 lin600-pill CF ok 5mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Lab-Id 13,56 lin600-pill Pen-Usb 3000 ok 5mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Lab-Id 13,56 lin600-pill Pen-Usb 3000 ok 2mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Sokymat 13,56 Sakymar 161 CF ok 35mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Sokymat 13,56 Sakymar 161 CF ok 35mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Sokymat 13,56 Sakymar 161 Pen-Usb 3000 ok 5mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Sokymat 13,56 Sakymar 161 Pen-Usb 3000 ok contatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 Label 1836-special CF ok 5mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 Label 1836-special CF ok 5mm dal piatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 Label 1836-special Pen-Usb 3000 ok 5mm dal piatto appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 Label 1836-special Pen-Usb 3000 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D4-tag 16k Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D4-tag 16k Pen-Usb 3000 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D14-tag 16k-c Pen-Usb 3000 ok 5mm appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D14-tag 16k-c Pen-Usb 3000 ok contatto posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 minitag special 2k Pen-Usb 3000 ok contatto appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13:56 minitag special 2k Pen-Usb 3000 no   posizionato sotto alla base letto da sopra
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D6.7 tag special Pen-Usb 3003 ok contatto appoggiato al centro
    PV5342RA74 maiolica lustrata Microsensys 13,56 D6.7 tag special Pen-Usb 3003 no   posizionato sotto alla base letto da sopra

     

    Tabella 2
    Elenco reperti

    Sala  Materiale Numero
    Avori e Vetri Avori 24
      Avori 25
      Avori 26
      Vetri Soffiati 22
      Vetri Soffiati 23
      Vetri Dipinti 20
      Vetri Dipinti 21
    Estremo Oriente Ceramica Invetriata 17
      Ceramica Invetriata 18
      Ceramica Invetriata 19
      Ceramica Metallizzata 14
      Ceramica Metallizzata 15
      Ceramica Metallizzata 16
    Terracotta Terracotta 11
      Terracotta 12
      Terracotta 13
      Gesso 8
      Gesso 9
      Gesso 10
    Pitture su Rame 8
      su Rame 7
      su Tavola 6
      su Tela 5
      Affresco Strappato 3
      biacea pb 4
    Tessuti su Stegno Moderno 1
      su  2
      Tappeto 27
      Arazzo 28
    Metalli Serratura 29
      Serratura 30
      Medaglia/Moneta 31
      Medaglia/Moneta 32
    Legno Scultura 33

    Allegato 4 - Tecnologia RFId per i Beni Culturali: Relazione ISCR

    La tecnologia RFId (Radio Frequency Identification) consente a distanza  il rilevamento e il riconoscimento per mezzo di onde radio: un’etichetta con microchip – trasponder o tag –  applicata su un oggetto trasmette, attraverso onde radio, informazioni che identificano univocamente l’oggetto stesso; le informazioni vengono rilevate da un lettore RFId in grado di convertirle in segnale digitale trasferibile su computer. Varie sono le applicazioni che possono essere previste, non ultima la possibilità di identificare e di seguire negli eventuali percorsi – legali o illegali - il manufatto sul quale è stato apposto il tag contenente le informazioni ritenute necessarie.

    Nel caso di applicazione dei tag su manufatti di interesse storico artistico è opportuno considerare la compatibilità degli stessi con i beni artistici: oltre all’impiego di tag aventi dimensioni minime che consentano un “mimetismo” estetico  e permettano di contrastare eventuali sottrazioni illecite, è necessario verificare le eventuali interazioni del sistema tag/adesivo con le opere d’arte. Ne consegue la possibilità di indicare, per quanto possibile, alcune linee  metodologiche per l’applicazione e per la rimozione dei tag dalle superfici dei manufatti artistici, al fine di salvaguardare gli stessi e la funzionalità dei tag.

    Con queste finalità presso l’ISCR è stato avviato un progetto sperimentale che si può schematizzare in tre fasi:

    fase sperimentale 1
    Verifica:

    a - di compatibilità tra i tag attualmente a disposizione e i solventi degli adesivi da utilizzare

    b - di compatibilità tra i tag a disposizione e gli adesivi

    c - di prestazioni e interferenze tra i sistemi tag/adesivi e un supporto inerte come il vetro 

    fase sperimentale 2
    Verifica delle interazioni tra alcuni sistemi tag/adesivi - selezionati attraverso la fase sperimentale 1 - e i provini rappresentativi delle varie tipologie di supporto artistico

    fase sperimentale 3
    Verifica delle interazioni tra sistemi tag/adesivi - individuati nella fase sperimentale 2 - e oggetti reali in situ all’interno e all’aperto.

    In allegato la relazione relativa ai risultati sperimentali ottenuti nella fase sperimentale 1.